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Il mio intervento a “Prossima fermata Varese” – 22 gennaio 2011

Vorrei spiegare perché c’è chi si ostina a chiedere di organizzare le primarie per la scelta del candidato sindaco a Varese.
Vorrei spiegare perché il PD varesino dovrebbe farsi promotore dell’utilizzo delle primarie anche per la scelta dei candidati alla Camera ed al Senato alle prossime elezioni politiche.
E voglio farlo usando alcune parole, legate tra loro.
La prima in realtà è una coppia di parole che riassume una contrapposizione politica che secondo alcuni non esiste più.
Una divisione dello spazio politico che non dovrebbe avere più senso, quando proprio gli ultimi 17 anni di storia italiana ci dimostrano invece come destra e sinistra continuino a rappresentare due mondi diversi, ciascuno dei quali si riferisce a valori diversi.
E infatti noi siamo qui oggi per chiedere agli elettori di voltare pagina rispetto a 18 anni di governo leghista a Varese, proprio perché la nostra idea di città è radicalmente diversa da quella della destra, proprio perché diversi sono i valori da cui questa idea ha origine.
Io questi valori li trovo riassunti in 3 parole, vecchie ma attuali.
La prima parola è eguaglianza, che oggi significa garantire a tutti le stesse opportunità.
Significa, come recita l’art.3 della Costituzione, “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.
Significa scegliere giustizia ed equità, e rifiutare privilegio e rendita.
Scegliere la sinistra significa, sapendo che è l’eguaglianza che rende possibile e dà valore alla differenza.
La seconda parola è solidarietà, cioè l’idea di una società che non lascia indietro nessuno e si fa carico delle difficoltà di chi non gode delle stesse opportunità degli altri.
Una idea di società da contrapporre a quella di una comunità ristretta, rigida nella sua composizione e chiusa verso l’esterno, quel modello che la Lega vuole imporre.
Solidarietà significa scegliere una società che mira ad includere, senza rifiutare nessuno.
La terza è una parola che il Presidente del Consiglio da tempo cerca di sottrarci, alterandone il significato. Perché libertà non significa individualismo senza limiti, magari a beneficio di un’unica persona.
Libertà significa invece per ciascuno di noi la possibilità di immaginare e realizzare il proprio progetto di vita.
Significa per prima cosa riconoscere e rispettare la libertà degli altri.
Libertà significa avere la possibilità di scegliere, perché non esiste libertà senza scelta.
E scelta è la mia parola di oggi.
Io oggi sono qui perché voglio scegliere tra destra e sinistra.
Perché so cosa scegliere tra eguaglianza e gerarchia, tra merito e privilegio, tra giustizia e impunità, tra solidarietà e indifferenza, tra mobilità sociale e casta, tra inclusione ed esclusione, tra io e noi.
E la mia idea di scelta passa anche attraverso le primarie, delle quali dobbiamo smettere di avere paura perché sono uno strumento di democrazia e di partecipazione, con cui la politica può riavvicinarsi ai cittadini restituendo a questi il loro ruolo: quello di scegliere chi li deve rappresentare, in Comune a Varese come in Parlamento a Roma.
Il PD è nato con le primarie e ne rappresentano il principale elemento identitario, almeno per gli elettori.
Le primarie aiutano a far emergere le differenze che distinguono la sinistra dalla destra, aiutano i cittadini a percepire che esiste una idea diversa di come governare una città come Varese.
Le primarie quindi aiutano a scegliere.
Io non voglio rinunciare, in cambio di alleanze dall’identità indefinita che nascono dall’idea che la priorità sia governare e non come governare, a questo strumento di libertà che è l’esercizio della scelta.
Io non intendo barattare la possibilità di scegliere i candidati mediante le primarie, perché la prima alleanza che il PD deve stringere è quella con i propri elettori, con i tanti che si sono astenuti, con quelli che potrebbero farlo in futuro, con quelli che nel PD ci credono ancora.
Perché è da qui che dobbiamo ripartire, da noi stessi.

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